Quattro chiacchiere con Fulcrum – con chi di (ruote) gravel davvero se ne intende

Cosa hanno due brand come Tuscany Trail e Fulcrum in comune? Vi basterà leggere questa breve intervista con Federico Gardin, Brand Manager di Fulcrum, per capire che passione, attenzione nei dettagli ed esperienza nel mondo del ciclismo sono la chiave non solo per creare progetti e prodotti vincenti, ma anche per ispirare sempre più persone a spingersi oltre i sentieri battuti e fare esperienze indimenticabili.

Cosa significa gravel per te?

Beh è una parola che ormai ha assunto un significato variegato – a volte un po’ bizzarro e a volte ormai anche abusato. E‘ spesso collegato ad un concetto romantico di avventura. Gravel secondo me è una bici che semplicemente ti permette di (ri)scoprire i territori dietro casa, mixando strade secondarie asfaltate a tratti facili di fuoristrada dove con la MTB non avresti grandi soddisfazioni. Gravel significa anche percorrere lunghe distanze e intraprendere un viaggio alla scoperta di strade nuove.

Tuscany Trail 2022

Qual è l’importanza di un set di ruote specificamente sviluppato per il gravel?

Considerando le diverse sfumature e interpretazioni esistenti del concetto di gravel, in fase di sviluppo non possiamo non tenere a mente le situazioni di utilizzo più estreme, sempre più frequenti al giorno d’oggi. Nel mercato esistono ormai diverse segmentazioni all’interno della categoria: dalle bici light gravel che sono di fatto un’evoluzione delle road endurance alle gravel adventure passando per le fast gravel. Si è passati dall’utilizzo di ruote sostanzialmente da strada all’impiego di ruote specifiche che consentono di ospitare gomme larghe, montate su bici con borse cariche per una lunga avventura, senza rinunciare alle prestazioni e alla leggerezza.

650B o 700C: quale ruota preferisci per un assetto bikepacking da Tuscany Trail?

Dipende dalle preferenze. Penso che il nuovo percorso sia perfetto per 700C veloci. Sicuramente se vuoi maggiore comfort e sicurezza di guida in discesa, allora la scelta ricade sulle 650B. Io ho fatto il mio Tuscany su 650B, ma il percorso era decisamente tecnico. C’erano le Alpi Apuane di mezzo.…

Parlaci delle nuove Rapid Red Carbon: cosa le rende la ruota perfetta per il gravel “veloce”?

Partiamo dal presupposto che per noi di Fulcrum l’affidabilità è una fissa maniacale. Sia in laboratorio dove abbiamo raggiunto 4.295 ore di test e sia sul campo. Prima di finire sul mercato, tutte le nostre ruote sono messe a dura prova su ogni terreno – come è successo con le Rapid Carbon Red. Le abbiamo fatte esordire in gara portandole al successo con Mattia de Marchi e Marion Dziwnik. Gambe allenate dei nostri atleti a parte, le Rapid Red Carbon si sono dimostrate una soluzione affidabile e molto veloce. Grazie al profilo S-SHAPE con il canale interno da 25mm con ponte non forato (S-Mag) sono ruote solide e adatte a ospitare coperture di varie larghezze – ovviamente tubeless. Inoltre i mozzi con i cuscinetti cono calotta garantiscono una straordinaria scorrevolezza e facilità di manutenzione.

Fulcrum Tuscany Trail

Nel 2017 hai partecipato al Tuscany Trail: qual è il ricordo più bello di quell’avventura?

Ero partito anche nel famoso 2016 sotto un diluvio universale, ma in quell’occasione per mancanza di esperienza e di tempo (avevo appena iniziato a lavorare a Fulcrum) ho dovuto abbandonare a malincuore per rientrare il lunedì in ufficio. Nel 2017 sono tornato con la voglia di arrivare in fondo – volevo vedere il mare. Il percorso era impegnativo, ma attraversare l’Argentario con l’idea che l’arrivo si stava avvicinando mi ha emozionato parecchio. Sono ricordi indelebili. È bello tirarli fuori con i tuoi compagni di avventura: nessuno di noi li scorderà mai.

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Hai qualche consiglio da dare in tema ruote/copertoni a chi si approccia per la prima volta al Tuscany Trail?

Se il percorso è asciutto (come mi auguro) preferirei una gomma veloce, ma senza rinunciare a un buon margine di grip e sicurezza. È meglio pedalare con un assetto che trasmetta sicurezza piuttosto che puntare al massimo della prestazione. In un percorso così lungo le variabili sono tante.

E un consiglio su come godersi il Tuscany Trail al meglio? Oltre ovviamente a non farsi mancare un buon piatto di pici cacio e pepe a fine tappa 🙂

Prendetevi del tempo per guardarvi attorno, alzare la testa e ammirare gli scenari incredibili che solo la Toscana sa regalare. Sorridete qualunque cosa succeda e scambiate due chiacchiere con chi troverete lungo percorso e con chi il percorso lo farà insieme a voi. Durante il Tuscany i sorrisi vengono ricambiati e questo renderà il viaggio l’esperienza più bella che potevate fare.

Per maggiori informazioni sulle nuove Fulcrum Rapid Red Carbon dai un’occhiata al seguente link: https://rapidredcarbon.fulcrumwheels.com/

Le borse da bikepacking per affrontare il Tuscany Trail

Quali sono le borse essenziali per affrontare il Tuscany Trail e come caricarle? Vediamolo insieme.

Possiamo dire che il segno distintivo del Tuscany Trail sia il fatto di viaggiare con borse da bikepacking, visto che sono il modo migliore per caricare il necessario sulla bici ed affrontare percorsi sterrati. Diciamo che in base alle nostre necessità, ai giorni necessari per portare a termine il percorso e alle scelte che facciamo riguardo a pernottamento e nutrizione abbiamo bisogno di più o meno volume di carico. Di base possiamo comunque dire che le borse indispensabili sono almeno:

  • borsa da manubrio
  • borsa da telaio
  • borsa da sella
  • borsa top tube o bud

Ogni borsa è dedicata ad oggetti diversi, in base sopratutto all’accessibilità. Se infatti la tenda la montiamo una volta al giorno magari la giacca a vento ci può servire svariate volte nell’arco di una giornata (specialmente a primavera quando si svolge il Tuscany Trail).

Andiamo quindi a vedere nel dettaglio queste borse essenziali e come caricarle.

Borsa da manubrio

Si monta facilmente al manubrio con un paio di strap, solitamente si carica con cose leggere, in modo da non infastidire la guida, e con oggetti che si usano poco come tenda e materassino. Questa borsa può essere montata tranquillamente anche su una prolunga in modo da lasciare più spazio sul manubrio, per gps, luci o le mani in presa alta su un manubrio drop. Comode sono le borse stagne con apertura su entrambi i lati come la Tendril 4.10 di Miss Grape, stagna e di rapido montaggio.

Borsa da telaio

È la borsa per eccellenza da avere sempre montata sulla bici. Il fatto di essere centrale e ancorata al telaio non fa percepire il suo peso e non intralcia in nessun modo la guida. Ne esistono di varie dimensioni e personalizzate per ogni modello di bici. Si carica con oggetti pesanti e/o di necessità frequente, grazie alla cerniera a portata di mano infatti è comoda da usare anche mentre si pedala per prendere ad esempio una giacca a vento. Solitamente vi si mettono anche attrezzi e ricambi, da avere sempre quando si esce in bici, come: camere d’aria, multitool, cacciagomme, pompa. Qui trova posto anche il powerbank e le batterie aggiuntive per luci o gps. Consigliatissima la nuova Internode Waterproof di Miss Grape che permette di tenere tutto al sicuro dall’acqua!

Borsa da sella

La borsa da sella è solitamente quella più capiente ed è quindi indicata a trasportare il sacco a pelo e/o i vestiti di ricambio. Si attacca ai binari della sella e al tubo sella in modo semplice e fermo così da annullare l’oscillazione. Per limitare al massimo questo inconveniente che può capitare vi consigliamo di stringere bene le fettucce ed eventualmente di mettere un pezzetto di vecchia camera d’aria tra le fettucce e i binari della sella. Avendo solo un accesso è importante l’ordine in cui si carica, andranno infatti messi verso la sella gli oggetti che sappiamo useremo meno e verso l’apertura quelli di cui avremo più necessità. Anche questa è comoda se impermeabile come la Cluster Waterproof di Miss Grape, specialmente se contiene il sacco a pelo!

Borsa top tube o Bud

Queste sono le borse più piccole e di più facile accesso. Sono indicate per trasportare gli snack, la macchina fotografica, il cellulare o le batterie mentre si ricaricano gps e luci. Il loro peso è inesistente e non intralciano mai la guida sono quindi comode da tenere sempre sulla bici. Se la vostra bici ha la predisposizione per l’attacco a due fori sul top tube vi consigliamo la Node 2H così da non avere altri lacci sul telaio e da limitare il movimento dell borsa. Le Bud si possono montare da entrambi i lati dell’attacco manubrio e sono comode anche per portare una borraccia in più. Per i più golosi sono perfette da riempire di orsetti gommosi da masticare in viaggio!

Miss Grape

Due parole su Miss Grape sono doverose, siamo infatti fieri che anche quest’anno sia al nostro fianco come sponsor di Tuscany Trail perché fin dal primo giorno utilizziamo i loro prodotti con estrema soddisfazione. 

“Miss Grape nasce nel 2014, ma era nell’aria già nel 2005 quando l’amico Marco Costa ci ha fatto conoscere il bikepacking. In quegli anni era impegnato in lunghi viaggi in bici in giro per il mondo, aveva bisogno di organizzare i pochi bagagli, è stato un precursore del bikepacking. Grazie a lui abbiamo capito quanto fosse importante avere borse da bikepacking resistenti e quanto fosse difficile trovarle nel mercato. Così, le abbiamo fatte noi, con le nostre regole. Le volevamo indistruttibili, fatte a mano, al giusto costo: abbiamo studiato i materiali migliori, abbiamo cercato artigiani italiani con esperienza, abbiamo collegato le persone al nostro prodotto con il web.”

Non possiamo definire meglio le loro borse che con: curate nei dettagli, semplici e resistenti. Il plus è ovviamente il Made in Italy!

Perché il gravel?

Testo e foto di Michele Minessi

Il gravel non è una moda, se anche lo fosse non lo è per me. Chi sono? Un amante dell’outdoor e in particolare della bicicletta in ogni sua forma. 

“Vieni in città in bici a bere una birra?“ “ok!”… “Ci buttiamo giù dalla cima di una montagna per sentieri?” “ok”… “Andiamo a farci una fracca di passi alpini questo we?” “ok” “Bici cariche e andiamo in vacanza?” “ok!”… Così è sempre stata la mia vita fin da quando ho spinto i primi colpi di pedale, e così prosegue tutt’ora.. ma scoprire il gravel ha immediatamente colmato quel senso di incompletezza che avevano centinaia di km per passi alpini su strade ormai sempre più pericolose, o giri in mtb per guadagnare una cima a pochi chilometri da dove son partito.

Tutto molto bello e appagante sia chiaro continuerò a farle queste cose, ma una bici gravel per me è il fascino di un giro studiato sulle carte, è strada ma è anche fuoristrada, è salire una bella strada alpina a ritmi e sforzi simili ad una bici da corsa ed una volta in cima tuffarmi su antiche strade sterrate in quota e poi giù in una nuova valle, è appenderci tre borse a andarci in vacanza, è la scoperta del territorio che pian piano tinge quella mappa mentale buia di forestali, strade, paesi e piccoli ed insignificanti ma bellissimi dettagli che ho sempre ignorato e mai avrei scoperto, ed ora colleziono fiero, ci porto amici o consiglio a chiunque mi chieda consigli. E ancora, è il senso di libertà, è toccare con mano la natura e non solo dai bordi di una strada, è muovermi veloce nella giungla urbana, è la sua naturale attitudine a macinare chilometri, è la sicurezza dello strumento solido ed essenziale, un telaio, pneumatici generosi e freni efficacissimi. E’ poter frequentare strade, b-road e forestali in sicurezza, ed ultimo ma non ultimo è il senso di fatica e appagamento del portare il fisico ad una stanchezza che tanto amo cercare. Questo è quello che amo di questa bicicletta, non è per tutti così ma questo è quello che mi ha legato a questo strumento. 

Sarà una moda? Può essere… ben venga ogni moda che migliori l’esperienza e il senso di benessere che mi da, e poi diciamocelo.. una bici gravel è proprio bella, è da quando son bambino che amo la bici da corsa, le sue forme e la sua essenzialità, e più volte ho provato a montarci le gomme più grosse possibile perchè cavolo si, cosi era bella da impazzire ma aveva dei limiti tecnici, ma ora qualcuno l’ha creata per me e davvero ha fatto un bel lavoro! Ci sarà sempre qualcuno che mi dirà io quelle cose le facevo con una sola bici e non la chiamavo gravel, mtb o bici da corsa.. probabilmente ciò che gli manca è tutto quello che vi ho raccontato, il gravel è solo un strumento. Ora basta parole.. usciamo, stiamo all’aperto, pedaliamo, pianifichiamo, sudiamo divertiamoci e godiamo!

Le migliori ruote da gravel per il Tuscany Trail

Dopo aver parlato di gomme gravel viene naturale parlare delle migliori ruote gravel per affrontare il Tuscany Trail o percorsi simili. Vediamo quindi le caratteristiche e come scegliere delle ruote adatte alla nostra bici.

Se inizialmente si usavano ruote da ciclocross o di derivazione mtb con l’evoluzione del settore gravel sono sempre di più le proposte di ruote specifiche, per tutti i gusti e per tutte le tasche. In questa grande quantità di proposte ci sono ruote valide e altre meno valide, ruote adatte al nostro uso e altre non adatte, tanti standard e scelte molto diverse da parte dei produttori. In questo articolo cerchiamo di fare chiarezza, esaminare le caratteristiche, gli standard e gli upgrade utili, partendo dal presupposto che non esiste la ruota perfetta per tutti, ma esiste la giusta ruota per ognuno.

Standard attuali

Come abbiamo visto nell’articolo relativo alle gomme per la gravel, le dimensioni attuali delle ruote per gravel sono essenzialmente due: 650b e 700c. Queste dimensioni variano dal modello di bici e offrono qualità differenti, una ruota da 700c sarà, in linea generale, più veloce e meno confortevole, viceversa una ruota da 650b. Questo è dovuto principalmente alla differenza di sezione di copertone montato. Non esiste una dimensione migliore dell’altra, semplicemente offrono pregi e difetti diversi. Molte bici ad oggi possono montare entrambe le misure

In ogni caso anche sulle ruote da 700c il trend è quello di montare coperture sempre più voluminose, così da abbassare le pressioni di esercizio ed aumentare grip e comfort. Per questo come vedremo tra poco servono ruote progettate per ospitare gomme più ampie.

Praticamente la totalità delle bici gravel ha le battute dei mozzi nella misura di 142×12 (standard utilizzato anche nella mtb) al posteriore e di 100×12 all’anteriore. Questo permette di utilizzare mozzi pensati per un uso fuori strada e molto resistenti. L’asse passante nelle ruote con freno a disco è fondamentale, sia per garantire la rigidità dell’insieme, sia per assicurare la corretta planarità tra disco e pinza freno.

Larghezza del canale interno

Per montare coperture voluminose è necessario avere però la giusta larghezza del canale interno del cerchio. Se infatti inizialmente si utilizzavano ruote da strada o da ciclocross con canale interno da 17-21mm ci si è velocemente accorti come un cerchio con queste dimensioni non sia adatto ad utilizzare gomme da 34-35mm in su. Si viene infatti a creare una forma “a fungo” del pneumatico che una volta in curva tende a piegarsi su se stesso e a non avere il sostegno giusto, perdendo quindi precisione e spesso aderenza.

Attualmente i cerchi da gravel si stanno indirizzando a larghezze di circa 24-25mm, che permettono così di dare un grosso supporto alla spalla della gomma e garantire grip e precisione di guida. L’aumentare della sezione del cerchio va inoltre ad aumentare ancora il volume complessivo dell’aria all’interno del pneumatico, aumentando quindi il comfort a parità di dimensione del copertone.

Alcune ruote hanno larghezze addirittura superiori, che però rischiano di snaturare il profilo delle gomme e andare quindi ad inficiare le loro prestazioni. Le gomme attuali sono infatti ottimizzate per queste dimensioni. A meno che non vogliate montare copertoni da mtb con gomme superiori ai 2,20″, ammesso che abbiano sufficiente spazio nel telaio.

Ruote assemblate o sistema integrato

La differenza tra ruote assemblate con vari componenti e ruote realizzate con componenti pensati per lavorare insieme è molta. Le ruote sono infatti un sistema complesso in cui ogni singolo componente deve lavorare in armonia con gli altri e in modo equilibrato per tirare fuori il meglio da ognuno. È un equilibrio di raggi, mozzi, cerchi e nippli e ogni componente deve essere adatto a tutti gli altri.

Qui si vede la differenza tra delle buone ruote e delle ottime ruote. Le aziende che impiegano anni per progettare un sistema ruota piuttosto che prendere dei componenti qua e là e assemblare delle ruote ottengono dei prodotti molto migliori, sia come prestazioni che come affidabilità.

Le ruote sono infatti tra i componenti più sollecitate delle nostre biciclette e, se in questo sistema, tutto non è bilanciato basta poco per far si che si rompano rovinandoci il giro o magari anche il viaggio.

Un sistema di ruote progettato nel suo insieme prevede infatti che ogni singolo componente sia realizzato per lavorare in modo uniforme, che sia in pedalata, frenata o percorrenza di curva, quindi con sollecitazioni molto diverse tra loro. Le raggiature sono alla base della trasmissione delle forze al cerchio e di conseguenza a pneumatico e terreno, e un cerchio con una raggiatura non ottimizzata è più squilibrato a livello di tensioni, basti pensare che una normale ruota posteriore ha una tensione lato trasmissione di circa 110 kgf e lato disco di circa 60 kgf, e che però deve lavorare bene sia in frenata che in pedalata. Indovinate infatti da che parte è più frequente la rottura dei raggi? La sinistra esatto. Nei sistemi di ruote pensati nel loro insieme troviamo infatti raggiature distinte per ogni lato delle, in base al compito che deve svolgere e alle forze a cui è soggetto, questo permette di aumentare l’affidabilità e le prestazioni.

Tubeless o non tubeless?

I vantaggi del tubeless sono indubbi: protezione dalle forature, minore pressione gonfiaggio con conseguente comfort, miglior rotolamento (sia su asfalto che su sterrato), risparmio di peso e basterebbe già tutto questo per farvi cambiare idea. Fortunatamente la maggior parte delle ruote al momento possono accogliere sia tubeless che camera d’aria. La maggior parte di queste arriva già nastrata e compresa di valvole tubeless per una facile e immediata conversione nel caso si desideri. Sfortunatamente alcune ruote non sono tubeless ready e occorre fare un po’ di attenzione al momento dell’acquisto se si desidera utilizzare questa configurazione, non tutte le ruote non tubeless infatti sono convertibili, questo dipende in larga misura da come è costruito il cerchio. Quindi sempre meglio affidarsi a ruote dichiaratamente tubeless ready così da essere certi di poter utilizzare entrambi i sistemi.

Il peso delle ruote

Il peso delle ruote è un fattore importante, anche se su una bici da gravel deve andare a braccetto con resistenza ed affidabilità più che sulla bici da strada. Si tratta quindi di trovare il giusto compromesso. Qui torna rilevante la differenza tra ruote assemblate e un sistema ruote integrato, nel secondo caso infatti i i vari componenti sono ottimizzati anche in relazione al peso: quello che serve c’è e quello che non serve si toglie. Si trovano quindi cerchi con profili differenziati per aumentare la resistenza in prossimità dei nippli, raggiature ottimizzate, bilanciamento del cerchio in relazione al punto di saldatura etc.

Ovviamente il punto della ruota in cui il peso si fa maggiormente sentire è quello del cerchio, quindi sui mozzi si può andare ad apportare più materiale dove serve e a utilizzare più grandi per ottimizzare meglio il carico.

Ricordatevi quindi si di cercare delle ruote che siano leggere ma che siano leggere nei punti giusti. Delle ruote da gravel di 1700/1800 gr in alluminio sono ottime e ci faranno arrivare in fondo ad ogni viaggio.

Discorso a parte merita il carbonio, che probabilmente è inteso unicamente come materiale ottimo per il risparmio di peso. In realtà le ruote in carbonio oltre al risparmio di peso hanno altre caratteristiche, prima su tutte la maggiore rigidità rispetto ad una ruota in alluminio. La maggiore rigidità non significa per forza un miglioramento e anzi su una bici da gravel potrebbe addirittura essere controproducente. Non tutte le ruote in carbonio sono uguali e per fortuna molti produttori si sono resi conto della necessità di altre caratteristiche rispetto alla rigidità, il carbonio infatti se utilizzato in modo corretto aiuta a smorzare molto le vibrazioni e questa è senza dubbio una caratteristica da ricercare in una ruota da gravel. Se quindi volete acquistare ruote in carbonio fatelo da produttori che sanno cosa fanno e che hanno ben in mente le caratteristiche necessarie ad una ruota da gravel, come affidabilità e smorzamento delle vibrazioni.

Il nostro consiglio per il Tuscany Trail

Grazie a Fulcrum abbiamo avuto modo di testare le loro ruote destinate al segmento gravel e quella che ci ha colpito di più è stata senza dubbio la Rapid Red 3, sia in configurazione 700c che 650b.

Fulcrum Rapid Red 3

Formato: 700c; 650b

Materiale: alluminio

Mozzi: 12×100; 12×142

Corpetto: HG11; XDR; N3W

Canale interno: 24mm

Peso: 1740gr (700c)

Tubeless ready: si

vedi di più sul sito: Fulcrum wheels

Ci sono piaciute perché nascono come sistema integrato, sono ruote ottimizzate sotto ogni aspetto. Sono disponibili con corpetto Shimano 11v, Sram XDR e il nuovo standard Campagnolo N3w per montare il gruppo Ekar a 13v. I cuscinetti sono i classici a coni e sfere, affidabilissimi e semplici da regolare e manutenere. Sono tubeless ready, già nastrate e provviste di valvola tubeless. Il montaggio dei copertoni è stato semplice e veloce, così come il tallonamento, fatto con una semplice pompa da officina.

La cosa che ci è piaciuta di più è stata senza dubbio la sensazione di scorrevolezza e sostegno che le ruote regalano in ogni situazione. Non sono un peso piuma ma una volta montate non si fanno sentire e filano lisce. Sono sempre precise e prevedibili anche su terreni sconnessi e in curva su sterrato. La raggiatura particolare 2:1 dona a queste ruote una bel feeling sia quando si spinge sui pedali che quando si frena forte. Insomma ruote affidabili e dall’ottimo rapporto qualità prezzo che danno un gran piacere una volta in sella!

Perché i viaggi in bicicletta

Parole e immagini di Sara Ischia

Con la bicicletta si diventa Grandi! 

Tutti noi ricordiamo la nostra prima bicicletta, quasi sicuramente di seconda mano, di qualche cugino magari, la mia la ricordo rossa un pò arrugginita, con le rotelle. La bicicletta è e sarà sempre presente nella nostra vita, ci accompagna nella crescita e non parlo solo di altezza, segue i nostri progressi e le nostre trasformazioni. Senza accorgercene abbiamo imparato tanto da lei, ad esempio che dall’alto si ha una vista migliore e che dopo la salita c’è la discesa. Già da giovanissimi ci siamo scontrati con la fatica, abbiamo imparato a conoscere meglio noi stessi, la nostra forza, la nostra testa e il nostro spirito di adattamento. Ma pedalare non è solo fatica, è velocità, è correre in discesa con il  vento in faccia, è felicità. È uscire di casa in maniche corte e provare a raggiungere la neve, trovare cioè altre temperature, altra vegetazione, un altro clima, un altro silenzio. Più il viaggio sarà lungo e più saranno le differenze che incontreremo, altre lingue, culture, architetture e paesaggi.

Io pedalo su una bici che porta il nome di un albero, con lei attraverso città, paesi, boschi, raggiungo le cime delle montagne e corro lungo gli argini, per fare questo e viaggiare tranquilla ho scelto dei copertoni resistenti dei Pirelli Cinturato, scorrevoli e sicuri su ogni tipo di terreno che sia asciutto o bagnato, con un alto livello di protezione dalle foratura. Pedalo e quando sono stanca o le strade diventano troppo ripide spingo, ogni tanto accade che la carico su treni e traghetti, per me anche questo è viaggiare in bicicletta!

La cosa meravigliosa è rendersi conto che quell’oggetto, che è sempre stato con noi e che da bambini era un semplice giocattolo, visto con gli occhi di un adulto diventa un vero e proprio veicolo che ci porta ovunque, che sia un appuntamento in città o un’uscita nei boschi. E’ il nostro primo vero mezzo di trasporto che abbiamo a disposizione per scappare dalla quotidianità e viaggiare, raggiungere il mare, un passo alpino o qualsiasi altra destinazione e allora comprate, regalate e partite in bicicletta! Perché in bicicletta si viaggia con la giusta velocità, si impara la storia, la geografia, i confini, i nomi dei fiumi, si scoprono posti nuovi e si fanno incontri che arricchiscono la nostra vita. Si osservano paesaggi, centri storici, si ascolta e si impara a riconoscere i versi degli animali, i profumi, gli odori delle piante e dei fiori che crescono spontanei lungo i sentieri che percorriamo, ed è così che il viaggiare in bici diventa un’esplosione sensoriale.

Si può partire con un’idea di itinerario e stravolgerlo strada facendo a causa del brutto tempo o di qualche imprevisto, si possono seguire tracce studiate da professionisti o partecipare ad eventi organizzati, sono tutti modi di viaggiare intensamente per conoscere davvero un territorio. Il Tuscany Trail è proprio questo, è scoprire la Toscana nel suo periodo migliore, la primavera, in una regione ricca di fascino e di cultura dai paesaggi unici. Pedalare dalle montagne al mare passando per città ricche di storia, di palazzi, di giardini e parchi, viaggiando carichi di borse ma rimanendo leggeri, senza pensieri con la consapevolezza che viaggiare in bici non fa bene solo al fisico ma anche all’umore. 

Quando si parte le uniche cose sicure sono il punto di partenza e quello d’arrivo, tutto quello che sta nel mezzo è una sorpresa che si chiama Avventura ed è proprio per questo che in sella alla nostra bici, che abbiamo scelto e personalizzato, ogni Viaggio diventa straordinario!

Pirelli main sponsor del Tuscany Trail

ABOUT PIRELLI

Fondata nel 1872, Pirelli è, oggi, l’unica pure consumer tyre company focalizzata sui pneumatici per auto, moto e biciclette, e sui servizi ad essi collegati. 

Con focus sull’alto di gamma, Pirelli è nota in tutto il mondo per le sue tecnologie avanzate e può contare su oltre 3.600 brevetti ottenuti per raggiungere i massimi livelli di performance, sicurezza e contenimento dell’impatto ambientale. Pirelli è da sempre fortemente impegnata nella Ricerca e Sviluppo, area in cui nel 2020 ha investito il 6% dei ricavi da prodotti High Value.

Impegnata nel motorsport dal 1907, Pirelli è Global Tyre Partner in Formula 1 dal 2011, con un accordo prorogato fino alla fine della stagione 2024, ed è Fornitore Unico Ufficiale del WorldSBK dal 2004. Dal 2021, Pirelli è anche Fornitore esclusivo del Campionato del Mondo Rally FIA: un campionato in cui Pirelli ha già sviluppato alcune delle sue tecnologie più all’avanguardia, successivamente trasferite al prodotto stradale.

Dal suo ritorno nel ciclismo, Pirelli sfrutta e mette a disposizione del settore l’enorme bagaglio di tecnologie, brevetti e innovazioni messi a punto fino ad oggi.

PIRELLI E IL CICLISMO

Nel 2017 l’azienda rientra nel settore della bici. Si parla di un rientro perché di fatto le prime gomme da bicicletta di Pirelli, di cui si abbia memoria, risalgono al 1895. Le gomme Pirelli furono alla partenza del primo Giro d’Italia e, nel tempo, corsero con Pirelli anche grandi nomi del ciclismo, come Fausto Coppi, Gino Bartali o Alfredo Binda. 

A poco più di 3 anni dal lancio del suo primo copertoncino, il P ZEROTM Velo, Pirelli è diventata oggi uno dei player chiave nel mondo dei pneumatici da bici, sia nelle discipline road, con team World Tour del calibro di TREK-Segafredo, Team BikeExperience e AG2R Citroën, sia nelle discipline mtb, con team élite come il TREK- Pirelli.

La sua gamma spazia dai classici clincher e tubeless della famiglia P ZERO, alle gomme dedicate alla mountain bike, Scorpion TM MTB e ScorpionTM E-MTB, fino ai pneumatici dedicati alle bici da urban, city & trekking con la famiglia Cycl-e ed a quelle da endurance e gravel con la famiglia CinturatoTM. 

PIRELLI E IL MONDO GRAVEL

Il fenomeno gravel è particolarmente interessante per un’azienda come Pirelli perché l’associazione strada-fuoristrada genera una delle situazioni più complesse da gestire per un pneumatico. Per questo motivo, si rende necessario mettere a disposizione di una gomma da gravel il massimo know-how disponibile, con il fine di creare una copertura all’altezza di qualsiasi situazione. 

La grande expertise Pirelli, con oltre 110 anni di storia in competizioni motorsport viene particolarmente in aiuto in questo specifico contesto. Di fatto il gravel ricorda il mondo dei rally, mondo in cui Pirelli è ritornata proprio nel 2021 come unico fornitore delle gomme del campionato del mondo WRC. 

Nonostante il gravel sia spesso affrontato come disciplina di “piacere” piuttosto che racing, l’aspetto tecnico è di primaria importanza per questo mondo. Per questo motivo Pirelli nel 2019 ha raccolto la sfida ed oggi è presente in tutti i mercati con una gamma di pneumatici gravel in grado di soddisfare sia gli atleti, sia gli appassionati più esigenti di questa affascinante disciplina.

Delicata sintesi di soluzioni tecniche derivate dalla mountain bike e dalla strada, un compromesso sottoposto a dura prova da condizioni e superfici che cambiano con grande rapidità, la gamma di coperture gravel ad alte performance di Pirelli è stata una delle più grandi sfide per i tecnici di Bicocca. Si è dovuto fare appello all’esperienza maturata in campi tra loro antitetici, come i campionati di motociclismo su strada, il mondiale motocross MXGP e i campionati automobilistici di Gran Turismo. Il risultato è un melting-pot di soluzioni tecniche ibride, che offrono la miglior performance possibile in ogni condizione e su ogni tipo di superfice.

LA LINEA PIRELLI CINTURATOTM VELO E GRAVEL

Scegliere il pneumatico più adatto per le superfici che si andranno ad affrontare in un percorso gravel, può non essere cosa semplice. Ispirata a un’icona del mondo Pirelli auto, il pneumatico CinturatoTM, campione di protezione, la gamma dedicata all’endurance ed al gravel di Pirelli si declina in tre modelli, tutti Tubeless Ready (TLR).

Cinturato Velo è la gomma da strada, con battistrada minimamente scolpito, dedicata a tutte quelle imprese dove protezione, velocità, comfort e soprattutto, scorrevolezza, sono importanti e dove lo sterrato rappresenta una parte minimale del percorso.

Cinturato Gravel è dedicata al puro gravel, per tutte quelle avventure su strada dove l’off-road la fa da padrone. Offre due scolpiture: H o Hard Terrain e M o Mixed Terrain. Il disegno del battistrada è legato alla consistenza della superficie e non più alla variabile meteorologica: le gomme Cinturato Gravel di Pirelli sono infatti studiate per offrire prestazioni eccellenti sia in grip che scorrevolezza, indipendentemente da fondo asciutto o bagnato. 

LA COLLABORAZIONE CON IL TUSCANY TRAIL

Da sempre Pirelli fa della collaborazione con gli eventi di alto profilo – di qualsiasi disciplina in cui è stata presente – uno dei pilastri della sua comunicazione. L’obbiettivo è soprattutto quello di essere vicino al consumatore finale, seguirlo ed assisterlo nelle sue passioni, aiutarlo a raggiungere la massima performance, che sia un professionista o un amatore. 

La collaborazione con Tuscany Trail si inserisce precisamente in questo contesto: l’evento, che è il primo al mondo di bikepacking, con un percorso di 500km da percorre in totale autonomia, senza alcun tipo di assistenza, è un partner autorevole e ideale. 

Una sfida perfetta per mettere alla prova la durata, il comfort e la tenuta delle gomme Cinturato Velo e Cinturato Gravel di Pirelli.

Copertoni Gravel, quale scegliere?

Parliamo di copertoni gravel, per capire bene che gomme montare e quando in base alle nostre necessità.

I copertoni sono il punto di contatto della bici con il terreno. Permettono di scaricare a terra la forza propulsiva e di avere tenuta per affrontare le curve, ma non solo, ci danno anche grip in frenata e, ultimo ma non meno importante, assorbono le asperità del terreno smorzando urti e vibrazioni.

Il gravel è forse il settore per cui è più difficile sviluppare un copertone di qualità perché deve svolgere bene tutti i compiti richiesti su svariate tipologie di terreno. Deve quindi essere scorrevole su strada e consentire una buona tenuta su asfalto (anche bagnato) ma avere una tassellatura adatta ad affrontare gli sterrati e garantire tenuta in curva e in frenata, avere una carcassa che permetta un buon rotolamento ma che sia sufficientemente resistente per non tagliare la gomma sulle prime pietre da cui passiamo. Insomma i copertoni sulle bici da gravel devono essere la giusta via di mezzo per soddisfare le nostre necessità, un compito non proprio facile.

Principali categorie

Possiamo distinguere i copertoni gravel in due categorie principali:

  • copertoni scorrevoli per terreni compatti
  • copertoni tassellati per terreni misti

Un’altra distinzione è quella della misura ruota, infatti le ruote da 650b e quelle da 700c hanno caratteristiche diverse e vantaggi e svantaggi diversi, che andranno a riflettersi sull’utilizzo che ne andremo a fare.

Andiamo quindi ad analizzare le singole categorie per capire quando e dove utilizzare un tipo piuttosto che un altro in base alle loro caratteristiche.

Copertoni scorrevoli per terreni compatti

Questo tipo di gomme è caratterizzato da una tassellatura centrale più ravvicinata e bassa, in modo da migliorare le doti di scorrevolezza (anche su asfalto) e di assicurare un buon grip su sterrato compatto e asciutto. Sono ottimi su terreni come le strade bianche, fondi abbastanza regolari e anche polverosi. Scorrono bene su asfalto, e assicurano un buon grip anche su asfalto bagnato. I tasselli bassi permettono un’ampia superficie di contatto con il terreno così da avere buona trazione e tenuta anche in frenata. Diciamo che sono i copertoni perfetti per l’estate se pedaliamo prevalentemente su questo tipo di fondi, in inverno hanno qualche limite su sterrato bagnato anche se regolare. Solitamente è comunque presente una buona tassellatura laterale che assicura una ottima tenuta in curva su sterrato. In linea generale hanno carcasse un po’ più leggere e meno protettive, ma ci sono eccezioni. Per i grammomaniaci sono più leggeri dei copertoni più tassellati, per la minor quantità di gomma presente, si tratta comunque di pochi grammi di differenza.

Copertoni tassellati per terreni misti

Sono caratterizzati da una tassellatura importante che permette alla gomma di penetrare nel terreno e garantire tenuta anche nei terreni più difficili quali fango, sabbia, terreni mossi, erba. La forma dei tasselli è molto importante così come il loro distanziamento. Un tassello trasversale al senso di rotazione permette una grande tenuta in frenata ma abbassa moltissimo la scorrevolezza, viceversa un tassello longitudinale al senso di rotazione, se realizzato bene, permette un buon grip e una buona scorrevolezza, quella giusta via di mezzo che serve ad una gravel. La spaziatura dei tasselli è particolarmente importante in terreni fangosi per garantire un buono scarico del fango e mantenere la gomma pulita così da assicurare grip ad ogni rotazione. Un buon compromesso è quindi quello di avere dei tasselli centrali longitudinali e più ravvicinati, in modo da avere buon grip e buona scorrevolezza anche su asfalto, e dei tasselli laterali più spaziati e pronunciati così da permettere alla gomma di penetrare nel terreno, specialmente in curva, e di pulirsi bene dal fango e dal terreno in generale. Queste gomme solitamente sono un po’ più pesanti. Sono la scelta ideale per le mezze stagioni e l’inverno, o per quando vogliamo il massimo della polivalenza e tranquillità nell’affrontare tutti i tipi di terreno. Su asfalto pagano qualcosa in termini di scorrevolezza, ma si fanno poi apprezzare quando abbiamo a che fare con curve su sterrato.

La dimensione conta: 650b o 700c?

In tema di ruote e copertoni le dimensioni contano, eccome se contano. Se nel settore MTB ormai si è trovato un equilibro tra 650b e 29″ dopo anni di battaglie da tastiera e confronti cronometro alla mano, nel gravel, fortunatamente, la fase delle battaglie su cosa è meglio o peggio si è saltata a piè pari. Infatti i due diametri offrono vantaggi e svantaggi diversi e ognuno è meglio per certe situazioni e ha il proprio terreno di applicazione.

Come mai? Semplicemente perché il diametro reale alla fine diventa quasi il solito, quello che va a cambiare è il volume della gomma e la sua sezione.

Vediamo di spiegare meglio: i copertoni che solitamente si montano su ruote da 700c variano tra 34/35mm di sezione fino ai 40/42mm, quelli che si montano su ruote da 650b vanno invece dai 42/45mm in su fino ad arrivare a sezioni quasi da MTB. Va da se che se aumenta la sezione il diametro finale della ruota aumenta, quindi si avvicinano molto tra loro in termini assoluti di diametro.

Una gomma da 650b ha quindi un volume maggiore, un’impronta a terra maggiore solitamente anche un peso maggiore. Di conseguenza potremo viaggiare a pressioni inferiori con più comfort e grip, di contro sarà meno scorrevole e generalmente meno veloce. Insomma una gomma più adatta a chi pedala la maggior parte del tempo su sentieri e terreni tecnici.

A parità di tipologia di gomma una da 700c garantira una impronta a terra minore e un peso inferiore, essendo di conseguenza più scorrevole, veloce e rapida anche nei cambi di ritmo. Anche in discesa su asfalto, un minore volume rappresenta un vantaggio in termini di guidabilità. I principali svantaggi sono il comfort inferiore per il minor assorbimento e la maggiore pressione necessaria e anche un minor grip. È una gomma indicata a chi pedala di più su terreni veloci e lisci, o che oltre allo sterrato percorre anche molto asfalto.

I vari pregi e difetti si possono mitigare andando ad adottare varie tipologie di gomma, se su una 650b andiamo a montare una gomma più scorrevole ad esempio o se ne montiamo una più tassellata su una 700c per aumentare il grip su terreni misti.

Conclusioni

Non esiste la gomma perfetta per tutto ma esistono varie scelte in base alle nostre necessità. Il mercato ad oggi offre una grande varietà di gomme gravel che permettono di affrontare ogni percorso in sicurezza e divertendosi. Il nostro consiglio è quello di scegliere gomme di qualità ed affidabili, con disegni, mescole e carcasse specifici per il gravel e per il terreno che andremo ad affrontare in maggior misura che siano sterrati scorrevoli e lisci come le strade bianche o sentieri misti tecnici. Fate molta attenzione al disegno dei tasselli e scegliete la misura della gomma e delle ruote in base alle caratteristiche che desiderate ricordando che a maggior volume corrisponde più grip e comfort e a minor volume più velocità, precisione e leggerezza. Qual è la più adatta al Tuscany Trail? ci sentiamo di dire che una gomma tassellata da terreni misti come la Pirelli Cinturato Gravel Mixed Terrain sia la scelta migliore per affrontare il percorso in tutta sicurezza e con il massimo della tenuta, in entrambe le misure di ruota!

Neve non ti temo!

Parole e foto di Bruno Ferraro

Brutte notizie, ho iniziato a mordermi di nuovo le unghie e questo non va per nulla d’accordo con il mio corredo di completi da ciclismo in lycra. Certo, non mi posso biasimare per questo vizietto, il periodo non è sicuramente dei migliori ma mi ritengo comunque fortunato per essere sempre riuscito ad uscire in bici. Ultimamente però le mie pedalate si sono fatte più riflessive, lasciando da parte i watt e facendo spazio ad un oceano di pensieri, idee e ragionamenti. Uno di questi ultimi per esempio è arrivato l’altra mattina pedalando tra i colli Asolani. Pensavo al fatto che ho sempre usato la bici come mezzo per evadere dalla quotidianità mentre in questo periodo, spesso, pedalare mi riporta alla realtà dei fatti: le innumerevoli restrizioni, le poche possibilità di movimento e l’overdose di tempo libero. In poche parole, sempre il solito giro.

Maledetta primavera, ci vuole ancora tanto? Maledetto virus, perché non cessi di esistere?

Da queste parti l’inverno non è malaccio, ma non del tutto adatto all’attività ciclistica. Io abito a Bassano del Grappa, ai piedi delle Prealpi Venete, dove tra un capannone e l’altro iniziano tra le più belle salite della regione.

Da dicembre a marzo mi trovo spesso in preda al dilemma di non riuscire a decidere che giro fare, visto che le opzioni sono molteplici ma presentano tutte delle problematiche. Vallate in ombra e controvento, massicci montuosi che vanno ampiamente sopra i 1000 metri di altitudine, mangia e bevi tra colline ghiacciate e i drittoni della Pianura Padana.

Di solito prediligo la montagna. La pace che si trova lassù è imparagonabile, ma di sicuro questo freddo non facilita la scelta soprattutto per come si preannuncia la discesa.

Questo inverno verrà sicuramente ricordato come il periodo delle abbondanti nevicate ma delle scarse sciate. Ogni volta che guardo a nord, verso il Grappa, rimango affascinato nel vederlo coperto di bianco e puntualmente mi passa per la testa l’idea di salirci.

Oggi è un giorno di quelli, un sabato mattina di febbraio con un cielo limpido e senza nuvole. La temperatura è talmente bassa che non c’è umidità nell’aria e le gocce di condensa solidificate sul vetro di casa brillano, riflettendo i raggi di sole mentre apro la finestra. Eccolo lì il Grappa, irradiato dalla luce del mattino, così nitido da poter vedere la cima con il suo ossario. Il suo richiamo è forte e tutto sommato la giornata sembra perfetta. Decido di prendere la gravel, riempire la borsa telaio con vestiti di ricambio e prepararmi a partire senza troppi tentennamenti. Finalmente a zonzo! Come al solito l’aria è fredda ma il sole è piacevolmente tiepido: si preannuncia una salita inizialmente calda quindi apro la giacca per evitare un’eccessiva sudorazione. Ed eccomi qui, dopo nemmeno 15 minuti, a superare il primo dei vari tornanti della strada Cadorna, che dopo 25 chilometri conduce fino in cima al Grappa.

Questa strada è l’unica sufficientemente pulita e mantenuta durante l’inverno, le altre vie seppur più spettacolari sono spesso impraticabili in caso di nevicate. Visto che sono in gravel, decido di attuare una variazione sul percorso. Grazie ai Cinturato Mixed ben tassellati allungo per una località chiamata “Colli Alti”, che si affaccia verso ovest sulla Valbrenta e che a nord si allunga in un sentiero piuttosto semplice ma molto bello e panoramico. Siamo oltre i 1000 metri di altitudine e di neve ce n’è già in abbondanza. Fortunatamente alcuni mezzi, passati i giorni precedenti hanno battuto più di una traccia appiattendo la neve. Le ruote scorrono bene facendomi pedalare senza rallentare l’andatura ma soprattutto senza rischiare di dover camminare per tutta la deviazione. Proseguo verso il col Fenilon e poi l’alpe Madre non riuscendo a smettere di fotografare la spettacolare scena in cui mi trovo. Ritorno su asfalto per poi scendere con cautela verso la seconda metà del percorso che porta da Ponte San Lorenzo a cima Grappa.

Salendo di quota lo scenario si fa’ incredibile, gli alpeggi e le varie malghe sono coperti da quasi un metro di neve, lì attorno si riescono a scorgere le tracce di qualche ciaspolata avvenuta poche ore prima. Alcuni ragazzi hanno disegnato dozzine di linee con lo snowboard su tutto il pendio a sud del Costone: è il paradiso del freeride ed è incredibilmente vicino a casa nostra.

Gli ultimi 5 chilometri di salita sono i più spettacolari, varia spesso l’orientamento della strada e quindi lo scenario cambia man mano che si sale. Da un lato si continua a scorgere la pianura e se si guarda bene si possono notare i riflessi del sole sulla laguna di Venezia, dall’altro lato i pendii si fanno dolci e preannunciano il culmine della salita. Si oltrepassano vari monumenti e memoriali a ricordo delle guerre, qui sono state combattute terribili battaglie, a pensarci stento a credere che qualcuno abbia potuto resistere per settimane con condizioni climatiche simili. Sorpassata l’ultima vera e propria curva si comincia a vedere il rifugio Bassano e al suo fianco l’ossario ai caduti della prima guerra mondiale, che si erge su tutta la sommità del  Grappa. Finalmente in cima! Da qui riesco a scorgere anche il versante nord, dove in lontananza si incorniciano Lagorai e Dolomiti. Il termometro segna 6 gradi sotto zero ma dentro al rifugio l’atmosfera è calda e accogliente e io mi abbandono ad un bicchiere di vin brulè accompagnato da una fetta di strudel di mele, bottino decisamente meritato dopo i quasi 2000 metri di dislivello.

Le Bikeboobs alla partenza del Tuscany Trail 2021

“Camminare a me non va, in bicicletta vo’ meglio” diceva Margherita Hack e chissà come sarà andare in bicicletta sulle strade della sua e nostra Toscana durante il prossimo Tuscany Trail. Ce lo chiediamo da quando abbiamo deciso di lanciarci in quest’avventura. Ad oggi è entusiasmante; abbiamo idee da sviluppare, cose da progettare, dell’allenamento da fare, borse da provare. Il tutto condito da un misto di elettrizzante emozione al pensiero di essere alla partenza il 30 Maggio.

Saremo in cinque e siamo le Bikeboobs. Ci piace definire il nostro un gruppo semiserio di donne in mountainbike: usciamo per divertirci, pedalare insieme e chiacchierare, non per fare QOM! Il gruppo è il pink side dell’ASD Bikemood (www.bikemood.it – Centro Nazionale della Scuola Nazionale Maestri di Mountain Bike – AMI BIKE) e nasce nel 2019 nel Mugello (Firenze) con la voglia di avvicinare sempre più donne alla mountain bike con uno spirito inclusivo, divertente, gioioso e di condivisione. Ad oggi contiamo venti socie attive e un buon numero di sostenitrici.

Per farla breve, eravamo in tre, ci siamo guardate in faccia e ci siamo dette: “Possibile che non ci siano in tutto il Mugello altre donne che hanno voglia di pedalare con noi?”
E abbiamo iniziato a coinvolgere tutte quelle che incontravamo. Nel farlo ci siamo rese conto che quello che molte donne cercano in bici è, oltre all’aspetto sportivo e sfidante, la dimensione della pedalata tranquilla, del giro cicloturistico alla scoperta del territorio, della sua cultura e dei suoi sapori.

Via, via le nostre uscite si sono arricchite di curiosità culturali, di racconti e di soste gastronomiche. Non solo, il gruppo ha iniziato ad essere uno spazio di condivisione di idee e tematiche legate al femminile e la bicicletta è diventata il mezzo che ci unisce per portare avanti il nostro attivismo e sostenere cause che ci stanno a cuore, come la lotta al femminicidio e la ricerca contro il tumore al seno per fare solo alcuni esempi.

Organizziamo escursioni, corsi e attività al femminile e contemporaneamente cerchiamo di abbattere stereotipi e rivendicare la parità e i diritti delle donne. E lo facciamo in sella alle nostre bici.

Il nostro motto è YOU GO GIRL! e questo è lo spirito con cui affronteremo il Tuscany Trail. Qualcuna di noi ha già viaggiato in bici, per qualcuna è un’esperienza nuova. Per tutte è il primo viaggio in bici totalmente tra donne. In qualche modo ci sentiamo una responsabilità sulle spalle: quella di stimolare tante altre donne a partire in bikepacking.

Perché abbiamo scelto il Tuscany Trail?
Ci sono più ragioni, la prima e più scontata è che siamo toscane e quindi cosa meglio che fare un viaggio proprio attraverso la nostra regione? Secondo, ma non meno importante motivo, è che ormai il TT è un’istituzione nel mondo dei cicloviaggiatori e quindi ci sembrava l’avventura più giusta per portare il nostro messaggio al femminile.

Sappiamo che si tratta di un’avventura non banale, per questo ci stiamo preparando ad affrontarla al meglio anche grazie a due professionisti e amici, Giovanni Goti e Mauro Margheri, che sono entrati nel nostro mondo al femminile in punta di piedi e seguono la nostra preparazione fisica: “Vediamo cosa ognuna di voi può fare e facciamo il possibile per arrivare tutte insieme preparate in modo simile a questa avventura; e facciamolo senza che l’allenamento porti in secondo piano il clima di divertimento e spensieratezza del viaggio.” Questo è il nostro spirito!

Ma questa è solo una delle collaborazioni che sono nate. Scegliere di partire per il Tuscany Trail ha innescato un movimento simile a quello che fa un sasso quando cade nell’acqua: tanti cerchi concentrici che via, via si stanno allargando coinvolgendo sempre più persone. Come le nostre amiche pedalatrici bik(H)er! Insieme a loro e all’artista mugellana C_ska (c_ska_art) abbiamo realizzato un’illustrazione/messaggio che porteremo in giro sulle nostre maglie per tutta la Toscana.

Per il momento quindi pedaliamo, proviamo l’allestimento della bici (borse laterali? bikepacking? mix?), facciamo videocall infinite sognando le emozioni che questo viaggio ci regalerà. E non vediamo l’ora di incontrarvi al Tuscany Trail 2021!

Per concludere, grazie a tutte le donne del nostro gruppo che ci stanno supportando e aiutando a preparare il viaggio e alle attività del Mugello che credono nel nostro progetto e ci sostengono con il loro contributo.

Ci vediamo al TT 2021!

Potete seguire le Bikeboobs sui loro canali social: Facebook @therealbikeboobs /@bikemood Instagram @bike.boobs / @bikemood

Come mi alleno per il Tuscany Trail

Testo e immagini di Michele Minessi

Il Tuscany trail è un evento che accoglie ogni genere di ciclista, è difficile dire quale sia la preparazione adeguata e forse non sono nemmeno la persona giusta per farlo. Se vi capiterà di partecipare al TT noterete ogni genere di ciclista, di bicicletta e di allestimento, ci sarà chi partirà e non poserà il piede fino a Orbetello e all’opposto chi visibilmente fuori forma prendersi tutta la settimana dubitando pure di giungere al traguardo, deciso di godersi il viaggio, la cucina, deviazioni, visite e pernotti in ostelli. 

Tra i due estremi ci stanno bici leggere, pesanti, assetto touring, bike packing o solo zainetto, fisici più o meno scolpiti, giovani e vecchi, veterani o novelli, chi con il solo bancomat appresso o chi con borse, fornello, stoviglie, tenda e sacco a pelo.

Il testo di un articolo che tanti vorrebbero leggere immagino sia “Come mi alleno per il Tuscany Trail?” e a seguire una lunga esposizione di numeri, dati, km, tabelle, come trovare la motivazione e cose di questo genere. 

Io lo ribalterei in “Come non mi alleno per il Tuscany Trail”, sia chiaro, non arriverò a Maggio con una preparazione fatta di birra e panini lasciando la bici in cantina per tutto questo tempo. 

La mia formula è semplicemente la voglia di salire su una bici e pedalarla, ogni mattina per andare a lavoro con già in testa cosa farò la sera o nel weekend. Amo muovermi, che sia correre in montagna, pedalare su strade o sentieri, per me non è un’imposizione, pedalo perchè mi piace e passo gran parte dell’anno a farlo… questa propensione mi ha portato a cimentarmi in gare ed eventi sempre con relativa facilità.E’ l’avvicinamento ad un evento che amo, amo la quotidianità di tenere il corpo in uno stato di benessere che solo chi l’ha provato può capire. Non ho etichette, la sera dopo lavoro stacco dalla giornata in ufficio, vado dritto ai monti cittadini e, una sera senza vergogna l’attacco per strappare il mio miglior tempo come il peggiore degli agonisti, una sera la salgo a ritmo regolare ascoltando i miei pensieri, una sera salgo per sentieri e mi butto giù dalle piste dowhill, per me è un modo per archiviare positivamente la giornata, pedalare cacciare le tensioni, ritrovare se stessi nel buio della montagna, con il mio respiro, con la fatica, stagione dopo stagione.

Oppure altre volte la voglia è data dalla ricerca di cose nuove, esplorando angoli sempre più distanti da casa, passare ore a pianificare percorsi. 

Un’altra parte fondamentale del mio “allenamento” è avere sia la necessità di uscire con amici, ma altrettanto forte quella di uscire in solitaria, la bici permette entrambe le cose, il limite è nella persona.
A volte dico, potrei far di più, potrei avere più risultati allenandomi con i metodi che tutti conosciamo, potrei far più km perchè spesso l’unico rammarico di quando prendo parte a qualche competizione è finire la gara pensando, “cavolo se mi allenassi sul serio cosa sarei in grado di fare?”… potrei impormelo, ma con questa parola, impormelo, vado poco d’accordo.
Nonostante la passione per la bicicletta come oggetto e come mezzo per emozionarsi e fare esperienze stupende, ho tante altre cose a cui dar spazio ma nonostante tutto, forse solo ora la risposta alla domanda iniziale, per via di questa passione faccio senza frustrazione i km che tante persone troverebbero difficile anche solo fare anche in macchina ed ecco spiegato come ad un evento come Tuscany Trail arrivo senza particolari pensieri o piani per poterlo affrontare. 

Il suggerimento che do quindi è, arriva al Tuscany trail assecondando il tipo di ciclista in cui ti identifichi e goditelo, sarà un’esperienza che ti lascerà sicuramente un bel ricordo, questo posso assicurarlo dato che ci tornerò per la seconda volta! Ci vediamo sul percorso!